Persona

01/06/2011

0 Comments

 
Autore: Avalon9
Titolo: Persona
Genere: Introspettivo, Malinconico
Avvertimenti: one shot
Personaggi/Pairing: Zero/Lelouch vi Britannia
Rating: Arancione
Note dell'Autore: è difficile, ne sono consapevole io per prima. Confusa. Molto confusa. Ma dato il background che ho scelto, una certa disarticolazione l’ho ritenuta possibile. Gli ultimi istanti di vita di Lelouch, la sua mente nei pochi secondi che intercorrono da quando Suzaku lo trafigge a quando rovina in fondo alla scalinata. La Nemesi in un certo senso e l’altra metà della mela dall’altro. Non ho mai pensato a Suzaku come Zero. Zero è Lelouch. E basta. E, probabilmente in una forma malsana, sono persuasa che Lelouch abbia rivisto se stesso dietro alla maschera di Zero, e non Suzaku. O meglio: non solo Suzaku.
Il titolo infine: persona viene dal latino e significa sia “maschera” sia “persona”. Da qui l’idea: Zero e Lelouch non sono la stessa persona, ma due persone in un medesimo corpo. Non è tanto una ripresa della devianza psichica della duplice personalità quanto piuttosto la mia visione del rapporto fra Zero e Lelouch: entrambi hanno molto dell’altro, ma non sono identici. Zero è la sfrontatezza, la mancanza di freni, l’astuzia esasperata. Zero è lo stratega. Lelouch è il fratello maggiore, la sofferenza soffocata, l’ideale che non si vuole abbandonare. Lelouch è una specie di iperuranio. Assieme. Assieme sono un qualcosa di troppo complesso e indefinito. Sono loro. E quando muore Lelouch muore Zero. E mentre Zero vive vive Lelouch. Non sono uguali, ma non sono scindibili.


                                                                          PERSONA
                         Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.
                                                                                                     Oscar Wild


Te lo ricordi il tuo viso, Lelouch?
É difficile, il tuo viso. É il sorriso di un fratello, la rabbia di un bambino, l’astuzia dello stratega. É difficile il tuo viso Lelouch. Come le relazioni a palazzo, fra i ricordi che il tempo sbiadiva e ti lasciava addosso quella sensazione di perduto che non se ne voleva andare. Che non poteva mai andare via.
Te lo ricordi il tuo viso, Lelouch? Te lo ricordi in riflessi troppo perfetti per non essere distorti; fra le ombre di monitor troppo studiati, dentro gli occhi inesistenti di Nunnally. Lo ricordi. E lo ritrovi dentro pensieri istinti lampi che baluginano confusi.
Il tuo viso.
É difficile il tuo viso, Lelouch.
É difficile anche adesso, con quel sorriso bastardo che hai scoperto di amare. Mentre sollevi una mano e strisce di sangue ti disegnano il profilo. Te lo senti addosso, quel sangue. Te lo senti nella gola risalire col respiro, scivolare sul mento ad ogni colpo di tosse ad ogni parola soffocata per in quella commedia nera che hai creato.
Ti piace il nero, Lelouch. Ti è sempre piaciuto.
E ami quel volto nero che ti guarda senza espressione. Rimpiangi la perfezione di un’indifferenza che faceva tremare, la dolcezza di una concessione che non occorreva esternare.
Amavi il nero, Lelouch; e amavi il tuo viso nero. Di quell’oscurità che hai creato, anelato, protetto. Agognato. Hai aspettato; così tanto. Il tuo viso dentro i tuoi occhi. Il tuo viso davanti a te: vivo. E non ha occhi che ti osservano; non ha lacrime da versare o sorrisi sghembi che sanno raccontare.
Il tuo viso. Il viso di Zero.
Ti sta davanti in ombre cieche e conosciute, così conosciute che hai paura di ritrovare, che desideri solo ricordare. E mentre pieghi a fatica la testa; mentre sorridi e ti domandi quando hai scoperto che sapevi sorridere in quel modo, le labbra arricciate e appena sollevate. Mentre annaspi per guardarti ancora, per guardare Zero, rivedi tante risate, risenti vuoti sorrisi. E ti ritrovi a pregare di non avere più bocca per urlare; di non aver più labbra per amare. Ti ritrovi a pregare di risentire metallo contro sussurri urla singhiozzi che non devi lasciar scoprire, che possono solo morire.
Ti ritrovi a pregare.
Mentre ascolti il respiro sempre più distante, l’affanno sempre più pesante. Riecheggiare dentro la maschera che portavi. Risuonare rimbombare ripetere. Ripetere nulla che abbia valore. Ma per te. Per te: è la risonanza di un viso spiato cambiare, di contorni visti mutare, crescere, perfezionare.
Per te.
Dentro di te.
Dentro di lui.
Zero.
Te lo ricordi il suo viso Lelouch? Te lo ricordi dietro a specchi che si andavano disgregando, in fondo a riflessi che morivano dentro rimpianto.
Te lo ricordi il suo viso Lelouch, nella pelle scivolosa e negli occhi invasati. Te lo ricordi investirti simile a vento, annichilirti di vuoto agognato. Riempirti. Averti. Bruciarti.
Scivolando nelle lusinghe di sogni inespressi; serpeggiando fra aspirazioni e fobie soffocate in lacrime lasciate seccare contro cuscini di bambini morti in vite abbandonate.
Te lo ricordi.
Lo vedi.
Lo senti.
Nel baratro aperto che ti sta inghiottendo. Nel baratro che è la tua maschera, il tuo viso. Nel baratro che sei tu, dentro di te, in fondo a quegli occhi che non esistono e tu ti senti addosso. Perchè ti senti fissare. Mentre stringi gli occhi e respiri e sorridi.
Gli occhi di Zero.
Occhi vuoti senza taglio, senza disegno; occhi pieni di rabbia e sentimento. Gli occhi di Zero. I tuoi occhi dentro un viso diverso; i tuoi occhi su un volto che non riesci a lasciare, su un’espressione che hai imparato ad amare. Mentre l’odio diventa soddisfazione.
Lo vedi Lelouch? Nel tuo viso. Nel tuo viso che ti fissa senza indugiare, nella sicurezza che puoi solo accettare. Lo vedi Lelouch quell’abisso che non ha espressione aprirsi in un abbraccio di bambino perduto?
E mentre ti lasci guardare.
Mentre ti guardi dentro un riflesso che riconosci, che senti essere tuo, solo tuo. Mentre tutto è silenzio di pochi secondi sorridi bastardo di quel viso che non ha volto ed è tuo. Solo tuo.
Sorridi della maschera lucida che ti è davanti. Mentre ricordi una libertà pericolosa scenderti in corpo, inebriarti la testa, quando la indossasti per la prima volta.
La tua maschera. Dicevi, e dentro ridevi di quell’idea un po’ sciocca un po’ infantile che ti era balenata quasi per caso.
Una delle tante, ripetevi. Una fra mille, ti illudevi. Di cambiare, camuffare, ingannare tutti, compreso te stesso. É l’unica regola appuntavi. E intanto alla maschera seguivano azioni; intanto a parole seguivano folli determinazioni. E ogni volta era più difficile strapparsela dal viso; ogni volta ti sembrava di rifiutare un sorriso.
E adesso ti guarda.
Ti guarda e ti sussurra: vivrai.
E mentre osservi il cielo che si va illuminando; mentre ascolti un’eco di un nome che è tuo, che è anche e solo tuo; mentre riavverti l’abbraccio di una sorella dovuta lasciare: Mentre aspetti in quell’istanti, il freddo che risale nelle ossa alzi la testa e ti osservi. E nel riflesso della maschera ti vedi e sai che sei lassù, accanto al trono da cui sei precipitato. Sei lassù, la spada sporca del tuo sangue che si alza; sei lassù, col respiro pieno e un cuore che ancora batte.
Sei lassù.
Osservi il cielo; e osservi te.
Il tuo viso.
Il tuo viso nella maschera.
Il tuo viso che è la maschera.
E sorridi bastardo. Perché vedi con altri occhi; perché respiri un altro respiro. E allora. Allora lo sai davvero che Zero sorride con te. Che Zero ride dentro di te.
E mentre chiudi gli occhi per la troppa luce; mentre ricordi rivedi e rivivi anni trascorsi lasciati fuggire; mentre ascolti voci ormai confuse di riaprire gli occhi su mondo che hai dimenticato, su quel mondo che hai sempre immaginato.

Te lo ricordi il tuo viso, Lelouch.
Nero come la determinazione.
Nero come una maschera che risplende nel sole.
Nero come il riflesso della tua volontà.
Lo conosci il tuo viso, Lelouch.
Dietro un vetro che non lascia riflesso.
E sorridi.



GIUDIZIO

1° Classificato: Avalon9 con Persona (44 punti su 45)

Grammatica e Lessico: 9/10.
Ho trovato molto particolare ed estremamente interessante la scelta grammaticale e stilistica effettuata in questa fanfiction. L’idea di diversi concetti ammassati alla rinfusa, senza una virgola a separarli, come in questa frase, per esempio: […]contro sussurri urla singhiozzi […], rende perfettamente la confusione e la frammentazione dei pensieri nella mente di un uomo che sta vivendo per gli ultimi istanti. L’ho apprezzato molto, in quanto si fonde perfettamente con il contenuto della storia, senza peccare di gravi errori di grammatica.
Tuttavia, ci sono alcune sviste, errori di battitura, come un i che doveva essere un di (pregare i risentire), o un scoperti che doveva essere scoperto (hai scoperti che sapevi sorridere in quel modo) e, infine, una frase in cui, probabilmente, manca una parola: ad ogni parola soffocata per in quella commedia nera che hai creato. Ammetto di non aver compreso se fosse un effetto voluto, ma, in tal caso, per sottolineare ciò, forse sarebbe stato meglio scrivere soffocata per- in quella…
Nonostante ciò, essendo, per l’appunto, sviste, ti ho penalizzato di pochissimo.
Ah, è Nunnally, non Nannully. 

Attinenza alla Consegna: 10/10
Ottimo lavoro, veramente, ottimo. Sai, il rapporto tra Lelouch e Zero era tra i pochi su cui non avessi granchè riflettuto, e la tua storia mi ha donato l’opportunità di vederlo da un punto di vista non poco interessante: il binomio tra Zero e Lelouch come parti scisse di una stessa persona, che insieme sorridono e ridono, ma al contempo opposti: il sorriso di un fratello contro l’inespressiva maschera. Non è un concetto semplice da rendere, e mi complimento con te per esserci pienamente riuscita.

IC: 10/10
Anche qui, ho ben poco da criticare, anzi! Tramite l’utilizzo di un momento e di un’analisi complessi, sei riuscita a caratterizzare incredibilmente tanto Lelouch quanto Zero, descrivendoli tramite volti riflessi, e cogliendo l’essenza di entrambi.
Complimenti!

Originalità
: 10/10
Che dire? Il rapporto Zero/Lelouch è tra i più complessi – se non il più complesso in assoluto – della saga e scegliere di analizzarlo all’interno di una scena solitamente vista alla luce del rapporto Lelouch/Suzaku, o Lelouch/Nunnally è un gesto che mi ha colpita.
Penso che, se fossi stata io l’autrice, avrei scelto infiniti altri momenti, ma non quello della morte di Lelouch; forse, è proprio per questo motivo che mi è apparsa decisamente originale come scelta. Per non parlare della luce sotto cui vengono messi Zero e Lelouch.
Brava, brava davvero!

Giudizio Personale
: 5/5
E’ bella, molto; l’ho davvero apprezzata. Per il tema trattato, per il modo con cui è stato trattato, per la scelta simbolica del titolo, per l’introspezione di Lelouch, che amo infinitamente.
Un punto simpatia per la citazione: Wilde era molto più che un genio.

Punteggio totale: 44/45
 


Comments




Leave a Reply